Doppiaggio: recitazione, tecnica, sync, le figure professionali e le principali società di doppiaggio.

Un doppiaggio inizia con la traduzione del testo nella lingua di destinazione.
Molti problemi di traduzione per il doppiaggio sono gli stessi che si incontrano nella traduzione di un libro o di un testo teatrale. Essi possono riguardare contesti culturali che differiscono, parole e frasi che si prestano a molteplici interpretazioni, oltre a tutte quelle frasi come filastrocche, poesie, frasi in rima, o giochi di parole e doppi sensi, che sono peculiari di una specifica lingua e spesso risultano intraducibili. Spesso nel doppiaggio si perdono quei giochi di parole, che nella lingua originale hanno perfettamente senso ma risulterebbero privi di significato una volta tradotti. Un esempio che si può citare è la scena di Frankenstein Junior in cui Igor (Marty Feldman) accoglie il dottor Frankenstein (Gene Wilder) alla stazione: quando i due si incamminano verso il carro, si nota l'andatura claudicante di Igor, il quale si aiuta facendo appoggio su di un piccolo bastone; dopo aver sceso alcuni gradini, Igor si rivolge al dottor Frankenstein dicendogli "Walk this way" e poi, passandogli il bastone, gli ripete "This way" mimandogli il modo in cui camminare. Questa battuta, intraducibile, si basa sul doppio significato della locuzione inglese "Walk this way", che può significare sia "Vieni da questa parte" sia "Cammina in questo modo". In italiano, la traduzione "Segua i miei passi... si aiuti con questo" perde evidentemente di efficacia. Nella scena successiva, Frankenstein si trova sul carro che lo porta dalla stazione al castello per la prima volta; lo scambio di battute originale, che avviene fra il protagonista e Igor in seguito all'ululato di un lupo, sarebbe: "Werewolf" "There" "I beg your pardon?" "There wolf!" "There castle!"; il gioco di parole si basa sull'assonanza della parola "Werewolf" (lupo mannaro) con "Where wolf" (traducibile con "Dove lupo"). Per il doppiaggio si è dovuto quindi tradurre in modo differente, anche se stavolta ugualmente efficace: "Lupo ululà?" "Là!" "Cosa?" "Lupu ululà e castellu ululì!".

Ritmo e sincronismo labiale
Un buon doppiaggio, però, non deve solo rispettare il senso, ma essere coerente con quanto avviene nella scena e rispettare il ritmo delle frasi, la gestualità, le lunghezze e il sincronismo labiale, cioè il movimento delle labbra degli attori. Dato che è raro che la traduzione più fedele abbia anche la stessa lunghezza della frase originale - ossia che abbia cioè pressappoco lo stesso numero di sillabe - il traduttore-dialoghista è costretto a modificarne la costruzione finché non raggiunge una sincronizzazione soddisfacente. Un bravo professionista riesce a raggiungere un risultato ottimale senza sacrificare la fedeltà alla versione originale.

Recitazione
Il doppiaggio sostituisce le voci originali degli attori e quindi le loro performance vocali. Il doppiatore interpreta la battute cercando di aderire con la propria recitazione all'attore originale, ma molti sono i fattori che influenzano questa fase: la difficoltà della performance da riprodurre, il talento del doppiatore stesso (e di coloro che prima di lui hanno preparato il materiale), la professionalità del direttore del doppiaggio e, ultimo ma non meno importante, il tempo a disposizione. Dato che quasi mai è possibile centrare al primo tentativo la giusta interpretazione (un po' come accade con le riprese di un film), il tempo a disposizione diventa un elemento centrale per il risultato finale: più tempo a disposizione significa più tentativi a disposizione e più possibilità di ottenere un miglior risultato.
Quando si introduce un doppiaggio quindi, specialmente in relazione ai tempi a disposizione ma anche rispetto alle capacità professionali dei doppiatori, si introduce sempre il rischio che il risultato finale possa non esprimere a pieno ciò che era in originale.
Ci sono per contro alcuni casi in cui attori, la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, che è anch'esso un attore.
La qualità finale del risultato dipende non solo dal talento e dall'impegno delle persone coinvolte, ma anche dai tempi - e dunque dal budget - a disposizione. Questo aspetto è il motivo per cui generalmente il doppiaggio di un film per il cinema raggiunge, da un punto di vista della recitazione, un livello superiore rispetto al doppiaggio per il comparto televisivo.

Doppiare più lingue
Se i personaggi di un film recitano in due o più lingue, il ricorso integrale al doppiaggio (se usato in maniera indiscriminata) può distruggere le differenze fra esse. Lo spettatore non ha modo di sapere quale lingua viene usata di volta in volta, il che può ingenerare una serie di equivoci: sui rapporti fra i personaggi, su chi è in grado o meno di capire cosa viene detto da un certo personaggio o, addirittura, sul significato di intere scene. Nel film Brother di Takeshi Kitano, ad esempio, i personaggi americani spesso non comprendono quello che dice il protagonista giapponese (interpretato dallo stesso Kitano). Nella versione italiana, però, tutte le battute sono tradotte nella stessa lingua, e lo spettatore non è messo in grado di percepire la barriera linguistica esistente tra i personaggi, col risultato di non cogliere appieno il significato di certi dialoghi. Lo stesso problema è riscontrabile anche nel film francese L'appartamento spagnolo di Cédric Klapisch del 2002, film nel quale si fa ampio uso del francese, dello spagnolo e dell'inglese, oltre a qualche dialogo in catalano e italiano. Nella versione italiana tutto è stato doppiato, il che ha tolto significato ad alcuni dialoghi e ha spogliato l'opera del multilinguismo che costituiva uno degli elementi fondamentali della storia narrata. Il secondo film della saga, Bambole russe del 2005 ha ricevuto lo stesso trattamento anche se, stranamente, i soli dialoghi in russo non sono stati doppiati. In altri casi, invece, una gestione accorta del problema produce un risultato indolore. Nel film L'ultimo Samurai, ad esempio, c'è una barriera linguistica tra due culture: quella del protagonista (Tom Cruise), che parla inglese, e quella degli abitanti del villaggio, che parlano giapponese. In fase di doppiaggio è stato doppiato tutto il parlato inglese (sia quando parla Cruise sia quando parlano i giapponesi) mentre il parlato giapponese è stato lasciato in giapponese (anche se, per uniformità di voce, con le rispettive voci dei doppiatori italiani). Il risultato è che il film è perfettamente comprensibile e al tempo stesso mantiene efficacemente le differenze linguistiche che ci sono nella versione in lingua originale.
Capita inoltre a volte che due personaggi dialoghino tra di loro con l'aiuto di un interprete, e, se tutta la scena viene tradotta nella stessa lingua, la presenza di un interprete diventa non solo incomprensibile, ma addirittura fastidiosa. Tipicamente, l'adattatore-dialoghista sceglie di sostituire alla meno peggio le battute dell'interprete con frasi di circostanza, o con dei commenti sul dialogo in corso. Un esempio di questa pratica si trova nella versione italiana de Il padrino, in occasione del dialogo fra Michael Corleone (Al Pacino) e Vitelli (Saro Urzì), oppure anche all'inizio del film Il disprezzo di Jean-Luc Godard.
Può capitare che nel film ci siano alcune battute nella stessa lingua usata nel doppiaggio, e che il dialoghista debba per forza mantenere la differenza di lingua. Di solito si decide di sostituire l'italiano con una lingua simile, quasi sempre lo spagnolo. È così possibile salvare il senso della scena, ma al prezzo di alterare le intenzioni dell'autore. Una scena di questo tipo è nel celebre film Un pesce di nome Wanda quando Otto (Kevin Kline) fa sfoggio del suo italiano per eccitare Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis). Nel film Come uccidere vostra moglie (1964), Virna Lisi, che parlava in italiano nella versione originale americana, è diventata una ragazza greca nel doppiaggio italiano.
Spesso un dialetto o un accento particolare può essere reso facendo ricorso ai dialetti della lingua del doppiaggio. Nel caso dei film di produzione statunitense, i personaggi di origini italiane che parlano il classico dialetto-slang italoamericano, il "broccolino", nel doppiaggio italiano finiscono quasi immancabilmente per parlare con accento siciliano o meridionale. Un esempio recente lo si può rinvenire nel film diSpike Lee del 2002 La 25ª ora, durante il monologo davanti allo specchio del protagonista Montgomery Brogan (Edward Norton) che fa riferimento agli italiani di Benson Hurst. I personaggi dei numerosi e famosi film di mafia americani, come quelli de Il padrino di Francis Ford Coppola, tutti doppiati secondo lo stesso criterio, hanno addirittura dato vita a un vero e proprio stereotipo. In tal senso è molto curioso anche il caso del capolavoro di Charlie Chaplin, Il grande dittatore: il personaggio Napoloni (evidente caricatura di Benito Mussolini), nella versione in inglese parla con accento broccolino. Nel doppiaggio italiano, invece, Napoloni parla con forte accento romagnolo, il che rende ancora più evidente il riferimento al Duce dato che era nato in Romagna. A volte un accento dialettale della lingua originale può essere reso con un altro accento della lingua del doppiaggio, al fine di mantenere la caratteristica di un personaggio di parlare con un forte accento: celebre il caso della serie televisiva I Simpsons in cui il giardiniere Willy, nella versione originale statunitense, parla con forte accento Scozzese; questa sua caratteristica è stata resa nella versione italiana dando al personaggio un marcato accento Sardo.
Un altro esempio si trova nella serie televisiva Scrubs: l'infermiera Espinosa è di madrelingua spagnola e spesso fa ricorso alla sua lingua; ma nella versione spagnola l'infermiera diventa italiana e le sue battute vengono tradotte in italiano; la dottoressa Reed parla come seconda lingua il tedesco, ma nella versione tedesca parla il danese, proprio per differenziare la sua lingua da quella usata per doppiare la serie.
Nella versione spagnola di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, la scena dello scantinato risulta incomprensibile, quando il tenente Ichox chiede di poter parlare in inglese dato che precedentemente gli attori avevano parlato in tedesco! Tutta la scena è doppiata in spagnolo.
Allo stesso modo, nella versione italiana, la scena del primo dialogo fra il colonnello Hans Landa (Christoph Waltz) e tre dei "Bastardi" - Aldo Raine (Brad Pitt), Donnie Donowitz (Eli Roth) e Omar Ulmer (Omar Doom) - perde gran parte della sua efficacia: nella versione originale, i tre fingono di essere italiani e rimangono spiazzati quando il colonnello Landa si rivolge a loro parlando un italiano perfetto. La traduzione cerca di ricostruire la stessa situazione presentando i tre come siciliani e facendoli parlare in (pseudo) siciliano stretto.
In Trappola di cristallo (Die Hard), il terrorista Hans Gruber (Alan Rickman) ha originariamente un accento tedesco molto marcato. Nel doppiaggio questo aspetto viene del tutto trascurato, rendendo molto meno efficace la scena in cui John McClane (Bruce Willis) incontra di persona per la prima volta il terrorista (prima dell'incontro i due si erano tenuti in contatto unicamente via radio): in questo contesto Gruber inganna McClane fingendosi ostaggio e parlando senza accento, dettaglio questo che nella versione doppiata è andato completamente perduto. Risulta inoltre poco coerente la battuta recitata da McClane nel momento in cui scopre la vera identità della persona che ha di fronte ("Ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco? avresti successo in televisione con quell'accento").
La serie televisiva Firefly nella sua versione originale è caratterizzata, tra le altre cose, dalla presenza nei dialoghi di moltissimi commenti (per lo più imprecazioni) in lingua cinese. Nella versione italiana sono stati tutti tradotti insieme al resto dei dialoghi.

Invenzioni lessicali
Capita che i personaggi doppiati usino frasi che, sebbene sembrino del tutto normali a prima vista, nessuno userebbe. Il caso più frequente è il classico "Parla la mia lingua?" con cui vengono tradotte le domande del tipo "Do you speak English?", "Sprechen Sie Deutsch?" o "Parlez-vous français?". Infatti, se il dialoghista usasse la traduzione letterale ("Parla inglese/tedesco/francese?"), lo spettatore potrebbe equivocare e non capire perché un personaggio che parla italiano si interessi a una lingua straniera; se invece preferisse la forma "Parla italiano?", si noterebbe troppo l'artificiosità di un personaggio che parla correntemente una lingua che non è la sua. È il caso, ad esempio, di una celebre scena dell'edizione italiana di Pulp Fiction, in cui uno dei due sicari, Jules Winnfield (Samuel L. Jackson, doppiato da Luca Ward), chiede alla sua futura vittima, Brett (Frank Whaley), «"Cosa" è un paese che non ho mai sentito nominare... lì parlano la mia lingua?». In lingua originale, il passaggio recita così: «"What" ain't no country I know! Do they speak English in "What?"».

Le figure professionali
Le figure professionali del doppiaggio si dividono in artistiche e tecniche. Gli appartenenti alla prima categoria sono:
il traduttore-adattatore o dialoghista, che è il traduttore specializzato che si occupa di tradurre e adattare i dialoghi da una lingua all'altra, effettuando - nel rispetto dell'opera originaria - una mediazione culturale che renda comprensibile la narrazione allo spettatore, mantenendo allo stesso tempo il ritmo e il sincronismo labiale del dialogo; spesso, per un'insufficiente conoscenza della lingua di partenza dell'opera, il dialoghista si serve di un secondo traduttore che realizza, senza l'ausilio del supporto ottico, la versione letterale del testo;
il direttore del doppiaggio sceglie le voci che più si adattano ai personaggi e dirige gli attori-doppiatori, indicando loro come interpretare le battute per renderle efficaci e adatte allo specifico momento del film;
il doppiatore, che essenzialmente è un attore in grado di interpretare al meglio il personaggio, al quale presta la propria voce; generalmente deve avere una voce fonogenica, con una dizione adeguata e priva di inflessioni dialettali; nel caso dei film d'animazione, si ricorre spesso ad attori famosi o a personaggi della televisione (noti in gergo come talent), con una voce riconoscibile dal grande pubblico;
il doppiatore pubblicitario, un doppiatore particolarmente capace e specializzato nelle tecniche di utilizzo della propria voce in ambito pubblicitario, come nei trailer o negli spot TV;
Le figure tecniche sono invece:
l'assistente al doppiaggio, che coordina e pianifica il lavoro, controlla che l'attore-doppiatore sia in sincrono con l'attore sullo schermo, e prepara le singole scene da doppiare utilizzando i cosiddetti "anelli", spezzoni di pellicola chiusi a formare un anello e quindi proiettabili a ripetizione;
il sincronizzatore, che cerca di perfezionare il sincronismo tra il labiale e le singole parole pronunciate dal doppiatore (ad esempio allungando o accorciando le pause di silenzio tra una parola e l'altra). Tale attività veniva svolta, fino a tutti gli anni novanta, attraverso l'utilizzo della moviola e operando su pellicola magnetica, mentre attualmente si usa invece un particolare programma gestito da un computer, che permette non solo di spostare battute o aggiungere e togliere pause, ma anche di allungare o accorciare le stesse senza alterare le armoniche del suono, tecnica che favorisce una sincronizzazione più efficace e permette di gestire contemporaneamente un numero considerevole di tracce audio (in genere fino a 30).
il fonico, dal quale dipende la qualità delle incisioni;
il mixatore, che miscela le varie tracce audio, riallineando tutti i livelli sonori.

La tecnica
Innanzitutto, il copione con i dialoghi da recitare viene prima tradotto e poi adattato in base alla cultura e sensibilità del paese di destinazione, cercando di rispettare il labiale dell'attore: ciò il più delle volte è la parte più difficoltosa del lavoro, in quanto è raro che la traduzione più fedele abbia anche la stessa lunghezza della frase originale; il dialoghista-adattatore deve quindi alterare la traduzione quel tanto che basta a raggiungere una sincronizzazione soddisfacente, con la conseguenza però di far perdere parte della fedeltà alla versione originale. Finito il lavoro di traduzione e adattamento, si procede a sezionare il film, che perviene in studio di doppiaggio dotato sia della copia originale, sia della cosiddetta colonna M/E (o colonna internazionale), una colonna sonora completa delle musiche e degli effetti sonori originali ma priva delle voci.
Dopo aver esaminato il film con l'aiuto dell'assistente, il direttore del doppiaggio provina i vari doppiatori, scegliendo la voce più adatta per ciascun personaggio filmico; dopodiché si passa alla divisione dei vari spezzoni di film - chiamati “anelli” - e infine al doppiaggio vero e proprio, che avviene in una camera insonorizzata e dotata di tutte le attrezzature necessarie: un leggio sul quale disporre il copione, un microfono professionale e uno schermo sul quale proiettare la scena da doppiare. Ogni turno di doppiaggio dura in media tre ore lavorative, cosicché in un giorno si possono avere tre o quattro turni: in ciascuno di essi, il doppiatore vede l'anello alcune volte sentendo in cuffia l'audio con le voci originali degli attori; quindi, leggendo dal copione, prova a recitare le battute in sincronia con le immagini, seguendo le indicazioni del direttore del doppiaggio e ripetendole fino a trovare l'intonazione ed il ritmo desiderati. Il fonico controlla la strumentazione tecnica, separata dalla sala e visibile da un vetro (come accade negli studi per le registrazioni musicali): il suo compito consiste nel programmare la visione dell'anello da doppiare, equilibrare i livelli delle tracce in incisione ed in generale far sì che il prodotto audio che si ottiene sia della migliore qualità.
Terminata questa prima fase del lavoro, attraverso il computer si procede alla ricomposizione di tutte le scene e al missaggio delle tracce audio, ovvero la base musicale del film con gli effetti sonori (colonna M/E) e le tracce con le voci degli attori, eventualmente applicando effetti di post-produzione a queste ultime - voci radiofoniche, voci pensiero, effetto distanza, effetto porta e così via - oppure accorciando e/o allungando le pause. Ovviamente, procedure identiche sono applicate anche nel doppiaggio di cartoni animati, serie televisive, telefilmo documentari.

Le principali società di doppiaggio in Italia
Roma
Award Network
Cast Doppiaggio
CVD
Cooperativa Eddy Cortese
Damms Dubbing
Diadema service
D.P.T.
First Line Service
LaBibi.it
Technicolor Spa
Pumaisdue
Media-Movers.com
Multimedia Network
O.D.I.
S.A.S
Sedif
Sefit-CDC
Studio EMME
T.D. Production
VociNazionali
VOXFARM.com
Milano
Dream&Dream
Jam Session Music Studios
Suonificio
Merak film
Gruppo A.D.C.
Studio P.V.
Studio ASCI
Digital Editing Audio
Raflesia
Binari Sonori
Torino
Videodelta
Penthaphone
O.D.S
Verona
VociNazionali
Vicenza
Studio Carosello

Le principali associazioni di categorie del doppiaggio
AIDAC - Associazione italiana dialoghisti adattatori cinetelevisivi www.aidac.it
ADAP - Associazione doppiatori attori pubblicitari
A.N.A.D. - Associazione Nazionale Attori Doppiatori

L'Accademia Italiana di Doppiaggio
sedi a Roma - Milano - Firenze - Pescara
www.accademiadoppiaggio.com

Le manifestazioni italiane dedicate al doppiaggio
Rassegna del Doppiaggio
Festival del Doppiaggio Voci nell'Ombra
Gran Galà del Doppiaggio Romics DD
Acquafestival
Leggio d'oro
Gran Premio Internazionale del Doppiaggio

Bibliografia
Wikipedia - Di Fortunato E. e Paolinelli M. (a cura di), "La Questione Doppiaggio - barriere linguistiche e circolazione delle opere audiovisive", Roma, AIDAC, 1996
Castellano A. (a cura di), "Il Doppiaggio, profilo, storia e analisi di un'arte negata", Roma, AIDAC-ARLEM, 2001
Gerardo Di Cola, Le voci del tempo perduto, 2004 - dedicato ai primi decenni di vita del doppiaggio italiano e ai suoi professionisti più importanti
Di Fortunato E. e Paolinelli M., "Tradurre per il doppiaggio - la trasposizione linguistica dell'audiovisivo: teoria e pratica di un'arte imperfetta", Milano, Hoepli, 2005.